Capitolo XXI – Secolo XIX, Soppressione degli ordini monastici

Soppressione degli ordini monastici*

Nel 1807 con editto napoleonico, Gioacchino Murat sopprimeva tutti gli ordini monastici del regno di Napoli, ed il 14 febbraio dello stesso anno furono cacciati i monaci celestini di Casaluce e di Aversa, i quali furono costretti a lasciare i propri monasteri che furono trasformati in caserme ed ospedali militari. A Casaluce rimase utilizzabile solo il Santuario. Gli abati celestini di Aversa e di Casaluce, padre Carlo Serra e padre Domenico Pandolfelli con i sacerdoti celestini don Nicola Caputo e don Pasquale Silvestro non riuscirono a riprendere in mano la situazione perché nel frattempo le loro sedi abbaziali divennero rapidamente chiese parrocchiali con decreto regio del 13 marzo 1807. Il Santuario di Casaluce pur mantenendo il titolo, divenne parrocchia di Santa Maria ad Nives e la Chiesa dei celestini di Aversa divenne parrocchia dei SS Filippo e Giacomo. A nulla valsero gli interventi della municipalità di Aversa e Casaluce con una nota del 26 febbraio 1815 a favore dei monaci.

La traslazione dell`Icona tra Aversa e Casaluce*

Quando i monaci di Casaluce lasciavano nei mesi estivi il monastero, ospiti dei monaci aversani esponevano l’icona della Madonna di Casaluce alla pubblica venerazione, tale che incentivarono il rafforzamento del culto, che dopo la soppressione dei monaci, fu pretesa dal popolo aversano. I due parroci si accordarono con la permanenza dell’icona sei mesi ad Aversa e sei mesi a Casaluce mentre le due idrie rimanevano in esposizione permanente nel Santuario di Casaluce. La calma fu apparente fino a quando cominciarono una discussione sulla proprietà del baldacchino argenteo fatto fondere nel 1624. La questione fu portata davanti al Consiglio degli Ospizi, ed ebbe ragione il popolo di Casaluce. L’ 8 gennaio 1853 un decreto governativo ad istanza dei casalucesi ripristinava quello del 1744 col quale Aversa poteva avere l’icona per solo due mesi. A sua volta a seguito di un’istanza degli aversani, nel 23 marzo 1857 fissava gli attuali otto mesi a Casaluce e quattro ad Aversa con la traslazione annuale del 15 giugno ad Aversa ed il 15 ottobre a Casaluce. Le contese furono aspre e fortunatamente oggi sono sparite del tutto.

Le feste del Santuario*

I giorni di solennità per il Santuario di Casaluce rimasero la seconda domenica dopo l’epifania, quando l’acqua veniva (e ancora oggi) benedetta nelle idrie di Cana di Galilea (acqua ritenuta miracolosa) con il rituale scritto dai monaci celestini di Casaluce che per l’occasione venivano esposte alla venerazione dei fedeli, si festeggiava la Madonna di Casaluce la prima domenica di maggio ed il 18 ottobre la festa di San Luca, il quale si pensava fosse l’autore del dipinto della Madonna col Bambino. In Aversa, invece, la Vergine di Casaluce veniva festeggiata a partire dal 1772 la seconda domenica di settembre.

*documentazione tratta da:
G. Parente “Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa” Napoli 1865
R. Piccolo “La Madonna di Casaluce” ed San Paolo, Alba (CN) 2006
Sac. Michele Verolla parroco del Santuario della Madonna di Casaluce “La Madonna di Casaluce – storia e culto”. Casaluce, 31 marzo 2001

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