Capitolo XVII: Andrea Vanni ed il polittico di Casaluce

Le prime notizie conosciute del politico di Casaluce dipinto da Andrea Vanni donato ai monaci celestini nel 1357 – 1358 dalla regina Giovanna I d` Angiò`, sono riportate da Padre Polieni da Siderno [1], quando fu poi collocato nel 1600 nella cappella del Noviziato generale dell’ordine, al terzo piano del convento. Le seconde, invece fu nel 1366 in cui, secondo il Costa [2] l’opera sarebbe stata donata al monastero di Casaluce. In effetti la notizia riportata da Andrea Costa risulta essere meglio databile visto testimonianze documentate riguardanti la fondazione del monastero e santuario, quindi è presumibile che il polittico dipinto in quegli anni fu regalato successivamente ai celestini dalla regina Giovanna. Poiché vi si nomina solo Giovanna questo è un sintomo che l’opera fu eseguita quando Ludovico di Taranto era morto e Giovanna regnava da sola.

Perciò non si potrà riesumere di certo la data del 1355. Secondo il Lèonard che riportava la notizia che, dai conti angioini dal 1357-58 risulta presente a Napoli in quegli anni un <> intorno a quel tempo trafficava con Siena anche L’Accaiuoli [3]. Con buona probabilità la notizia riportata dal Leonard è soggetta ad un errore di identificazione del Vanni e che il pittore fu alla corte angioina nella seconda metà del decennio succeccissivo al 1360.

L’ opera napoletana del Vanni si riduce al polittico disperso che si trovava a Casaluce. I dibattiti sulla data del polittico di Casaluce, che un’antica scritta riferita per intero dal padre Costa nel 1709 assegnava nel 1355, ma che i più tendono a ritardare notevolmente, non vi è ancora modo di acquisire dati sicuri sul primo soggiorno del pittore a Napoli. La scritta in letterre d’oro letta da padre Costa sul polittico di Casaluce diceva:

Andreas Vannis de Sennis magister pictor et domesticus familiarissimus domine Joanne regine Hierusalem et Sicilie me pinxit anno 1355”. Come afferma Pierluigi Leone de Castris [4] l`ultima data per la quale si colloca in modo certo la tavola raffigurante San Giacomo è il 1926, dopo la quale fu portato nel museo di Capodimonte a Napoli. Ciò che è certo è che del polittico di Casaluce fecero parte il “San Giacomo” oggi alla pinacoteca di Capodimonte e il “San Francesco” nel museo di Lindenau di Altemburg: quest’ultimo riunito giustamente al primo dall’Oertel, ad esclusione della diversa <> che il Morisani ritenne il centro dell’opera. Secondo ancora il Morisani la tavola centrale, raffigurante la Madonna con Bambino sia da rintracciare in una tavola ritrovata a Napoli ed oggi in collezione privata, di cui si conoscono poche riproduzioni [5]. Ferdinando Bologna invece, non concorda con l’ipotesi del Morisani, affermando che qulla tavola centrale sia opera di un altro artista senese degli stessi anni, ipotizzando ancora il nome di Alessandro da Siena [6].

Un recente studio di Riccardo Prencipe tratto dalla sua tesi di dottorato anno accademico 2008-2009 afferma quanto riportato interamente :

[…La presenza di San Giacomo va agganciata sia con la scultura della lunetta del portale che con gli affreschi della prima cappella: non va trascurato che una statua di San Giacomo è tuttora presente al fianco della Vergine col Bambino nella lunetta del portale della chiesa di Casaluce (a sinistra della madonna, mentre a destra troviamo Giovanni), il San Giacomo del polittico doveva anch’esso necessariamente trovarsi a sinistra della Vergine, considerando che guarda verso destra. Nella lunetta della prima cappella a destra erano presenti due storie con episodi della vita dei Santi Giovanni e Giacomo. Questa presenza costante di San Giacomo porta a due ipotesi: la prima spingerebbe a pensare che tra le tavole mancanti del polittico di Casaluce doveva con moltissima probabilità essere raffigurato anche San Giovanni Evangelista (fratello di San Giacomo e presente, a destra del gruppo con la Madonna col Bambino, nella lunetta del portale di Casaluce, oltre che nell’affresco di cui si è detto); l’altra conclusione che potrebbe venirne è che in origine il polittico doveva essere composto da almeno cinque scomparti. Sia il San Giacomo che il San Francesco di Assisi guardano infatti verso destra, è evidente che non poteva trattarsi di un trittico, così come è evidente che doveva esserci per lo meno una tavola (a destra) con San Giovanni evangelista. La presenza continua dei santi Giovanni e Giacomo non può che spingerci ancora a pensare che doveva trattarsi probabilmente dei nomi di due dei quattro figli persi in giovane età dal Conte e da sua moglie…]

[1] L. Zanotti. Regesti Celestini, op.cit., L’Aquila 1994 parte I p. 32 Andrea costa Rammomerazione Istorica Dell`Effige di Santa Maria di Casaluce, e delle due Idrie, in cui fu fatto il primo Miracolo dal Nostro Salvatore in Cana di Galilea, 1709
[2] Padre Polieni da Siderno Historia del real castello di Casaluce, Napoli 1622, op. cit.,pp. 77-78
[3] F. Bologna “I Pittori alla corte Angionini di Napoli 1266-1414″, Roma 1969
[4] Per il San Giacomo di Capodimonte cfr. PIERLUIGI LEONE DE CASTRIS, 1999, p. 41. Con bibliografia.
[5] MORISANI, pp. 89, 90.[6] Cfr. FERDINAND BOLOGNA, 1969, pp. 325 e 326. Con bibliografia.

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