Capitolo XVI: Secolo XIV, riepilogo di alcuni avvenimenti dal 1362 al 1392 secondo Polieni da Siderno. La devota Giovanna I d`Angiò

Secondo l’Abate Donato Polieni da Siderno due anni dopo la donazione nel 1362 i monaci furono cacciati dal convento a causa di un equivoco causato da un uccello parlante, quale un corvo (una leggenda?) che negò l’ingresso nel monastero a Raimondo del Balzo e alla regina Giovanna I in un pomeriggio di tempesta, i quali bussando si sentirono rispondere “…non si può, non si può…”.

La leggenda de il corbo  … In un tardo pomeriggio tempestoso, mentre i monaci si affaccendavano nel refettorio, bussarono al portale d’ingresso del monastero i soldati che fungevano di scorta alla regina Giovanna I e al Barone del Balzo che si trovavano nei pressi del monastero per un battuta di caccia. Sentirono rispondere :“chi è.. chi è…”Il soldato: “chiedono ospitalità sua maestà la Regina ed il Conte del Balzo… ”Sentirono ripetere “ non si può… non si può…”

I reali vedendosi negata l’ospitalità, indignati si recarono al monastero celestino di Aversa. Come punizione scelsero di cacciare i monaci celestini dal monastero di Casaluce facendo dispetto di introdurre i monaci carmelitani. Quella vocina era di un corbo (corvo) ammaestrato che si trovava in gabbia appeso ad un gancio accanto ed interno al portale d’ingresso.

I monaci Celestini furono sostituiti dai monaci Carmelitani entrati nelle grazie del Conte di Casaluce del Balzo. Quest’ultimi introdussero nel ciclo di affreschi giotteschi rappresentanti santi dell’ordine celestino, pitture raffiguranti santi del loro ordine. Chiarito poi il malinteso del corvo, fu restituito ai monaci celestini il monastero nel 13 gennaio1363 con un nuovo atto di donazione da parte di Raimondo del Balzo. Fu una vera e propria lotta tra i due ordini monastici, in quanto i carmelitani non volendo cedere il possedimento acquisito si barricarono nel monastero impedendo l`ingresso a chiunque. Fu utile un intervento dei soldati del re di Napoli (dice padre Polieni che i segni di quella piccola guerriglia furono ancora visibili sulle mura ovest del castello-monastero fino all’inoltrato 1600) ed il pretesto fu che il voto di povertà non permetteva loro la proprietà di un bene materiale.

Raimondo del Balzo con profonda stima e fiducia nei confronti dei monaci celestini e per rinfrancarsi dall’equivoco creato donava al monastero di Casaluce i terreni di Montenegro del Molise con la fortezza e i casali nel 1366. Con questa donazione gli abati del monastero di Casaluce acquisirono il titolo di baroni del feudo di Casaluce, marchesi di Montenero e utili signori di San Zenobio (Bosco ad est del castello). La regina Giovanna I inoltre, divenuta devota della Madonna di Casaluce, fece trasformare un torrione del castello in campanile donando tre campane due grandi ed una piccola ed un sontuoso e prezioso parato per il Santuario ed un polittico composto da Madonna con Bambino con ai lati San Giacomo e San Francesco dipinto dal maestro senese Andrea Vanni, e lei stessa visitò il monastero e la chiesa il 20 maggio 1366.* Alla fine di questo secolo, nel 1392, nel quadro della contesa tra Luigi II d’Angiò e Ladislao di Durazzo per il dominio del regno meridionale, il monastero fu assediato dai filoangioini di Tommaso Sanseverino ed occupato a scopo prudenziale dal maresciallo durazzesco Iacopo Estenardo, il quale allontanò una seconda volta e per un certo periodo i monaci celestini. In questo periodo il Santuario venne trascurato e utilizzato per officiare messa solo nei giorni di festa. Nel 24 dicembre 1399 il re Ladislao consentì ai monaci di far ritorno nel monastero.

Molto probabilmente la verità sulla cacciata dei celestini dovette coincidere con qualche episodio particolare accaduto all’epoca delle lunghe lotte per la successione nel Regno di Napoli tra gli Angioini e i Durazzesci o tra gli Angioini e gli Aragonesi, con cui i religiosi si dovettero, forse involontariamente schierare provocando le ire del partito avversario.

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