Capitolo XV – Secolo XIV, La “Madonna con Bambino”, detta anche Madonna Bruna o Siriaca, nel titolo di Casaluce

Icona Bizantina dell’ XI sec. d.C. nel titolo di Santa Maria di Casaluce

Il castello di Casaluce fu trasformato in monastero e la chiesa costruita in esso fu dedicata alla Madonna col Bambino. Questo avvenne con certezza dall’anno 1360 in poi. Con esattezza, fu eretto il Santuario di Santa Maria di Casaluce poiché l’icona ne assunse il titolo. Questo stava a significare la legittima appartenenza dell’icona ai monaci celestini di Casaluce (l’Abbazia Santuario di Casaluce fu la prima chiesa dedicata a Santa Maria di Casaluce e rappresenta il Santuario, più antico di tutta la Diocesi di Aversa). L’effige della Madonna di Casaluce è un’icona bizantina dipinta con buona probabilità intorno al secolo XI ed è anche detta l’Odighitria cioè “Colei che indica la via”. Quando fu portata da Gerusalemme, l’effige era contenuta in una custodia fatta di canna d’india, tessuto rosso, lettere d’oro a carattere siriaco e un inciso che raffigurava un dragone. La vergine di Casaluce fu dipinta su di una tavoletta di acero (tiglio secondo gli ultimi restauri), dallo sfondo tutto dorato con linee sottilissime a modo di raggi, è vestita di un lionato dalle tonalità marrone, dipinto solo il busto alla greca, con in testa e sulle spalle un velo dello stesso colore che l’avvolge, presenta sulla fronte e sulla spalla destra una stella d’oro, le maniche del vestito sono di azzurro e frangiate d’oro e col braccio sinistro regge il Bambino. Il Bambino, suo Figlio, veste con una tunica di colore rosso arancione fregiato di oro e in testa ha una raggiera azzurra che delinea una croce. Il braccio destro del bambino indica la madre in atto di benedizione e il braccio sinistro avvolge una pergamena arrotolata e ai piedi calza dei sandali lionati. Madre e Figlio si guardano mentre la mano destra della Madre indica il Figlio, questa caratteristica è assai rara nell’iconografia bizantina di solito la Vergine e suo Figlio guardano verso l’esterno.

Il significato è associato ad una trilogia, mentre il Figlio guarda la madre in atto di benedire, la madre indica il figlio a chi osserva e quasi si legge dalle rosee e materne labbra un sussurro che evoca la famosa frase del vangelo di Giovanni “fate quello che Egli vi dirà”, questo mette in risalto il ruolo di Mediatrice a lei associato. Le dimensioni del dipinto sono esattamente di cm 30 in altezza e cm 22 in larghezza. Questa icona diede inizio ad un culto che non ebbe paragoni e la sua magnificenza nell’elargire miracoli si diffuse non solo nei territori circostanti ma scese in gran parte del regno di Napoli. Le due idrie che la tradizione attribuisce, sin dalla loro venuta da Gerusalemme, alle giare utilizzate da Gesù Cristo per il primo miracolo di Cana in Galilea, sono fatte di alabastro di un giallo paglierino una con ramature più scure, hanno diversa forma una più stretta e allungata l’altra più goffa ove le maniche sono legate al corpo dell’idria da due volti identici scolpiti dal collo all`imboaccature delle maniche. In esse ancora oggi viene eseguito il rito di benedizione delle acque la seconda domenica dopo l’Epifania, secondo un rituale antico dei monaci celestini di Casaluce. Le idrie sono custodite una a destra ed una a sinistra del trono marmoreo della Vergine nella cappella a Lei dedicata.

Il rituale dei monaci celestini per la benedizione dell’acqua è scritto interamente in latino, ed è composto da un insieme di canti, litanie, salmi e formule. È un rituale inedito e unico sul genere. Viene esposto e letto la seconda domenica dopo l’Epifania durante una solenne celebrazione che rappresenta il fulcro dei festeggiamenti della città di Casaluce.

Tratto dall’accurata descrizione dell’abate celestino Polieni da Siderno pp.22-23

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