Capitolo XIII – Secolo XIV, L’opera dei Celestini: il regale Monastero di Casaluce, completamento dei lavori di costruzione del Santuario

Castello-Monastero di Casaluce. Veduta dall’alto

I monaci celestini presero possesso ufficiale del castello nell’ 8 agosto 1360 secondo il Polieni e nel 1363 fu ad essi affidato la costruzione del monastero come testimonia la lettera, del 19 aprile dello stesso anno, del papa Urbano V. Ancora come descritto nel testo di padre Polieni da Siderno i monaci iniziarono la trasformazione del castello normanno in monastero (…si affatigarono assai a eseguire la fabbrica delli claustri e dormitorio e le altre officine per detto monastero) [1],  completarono la costruzione e i lavori di abbellimento della chiesa annessa.

Il castello appariva come un enorme edificio a pianta quadrata alto con tre piani, uno sottostante al piano di ingresso, il primo piano ed il secondo piano. I primi interventi furono il consolidamento dei tetti e la rimozione dei resti del torrione centrale. Furono al primo piano, trasformate in cappelle sette stanze del castello (le sette porte) tra le quali la cappella della Madonna, dal torrione sud-est fu ricavata la sacrestia, a lato est una stanza fu trasformata in presbiterio. Cominciò la costruzione del chiostro al lato est con le stanze capitolari e al lato ovest l’edificazione di un cortile. Il portale di ingresso fu trasposto dalla zona centrale delle mura ovest ad una posizione più laterale verso sud della stessa parete ovest. Le sale che fungevano da dormitori e da armerie furono trasformate in sale per il refettorio, cucine e magazzino dal quale si accedeva alle cantine, dalle quali a loro volta si imboccavano delle uscite segrete. Al secondo piano furono costruite le celle per i monaci, sale comuni e fu ultimato l`abbellito dell`appartamento sovrastante il ponte levatoio che fu in un primo momento riservato al del Balzo e consorte o a quanti tra i sovrani volevano soggiornare nel monastero, in virtù delle continue battute di caccia nei boschi circostanti. Gli esterni furono abbelliti con archi e furono ricavate tutte le eventuali finestre (archi gotici, trilobati e polilobati) e porte.

Da qui cominciava la maestosa importanza del luogo e del suo vetusto monastero, non solo per la presenza dei monaci ma soprattutto per la presenza dell’icona della Madonna col Bambino divenuta Santa Maria nel titolo di Casaluce e delle idrie risalenti al I secolo a.C.

L’ingresso dell’Abbazia fu segnato da un portale marmoreo interamente mosaicizzato attribuibile alla scuola dello scultore napoletano Tino da Camaino raffigurante la Vergine di Casaluce tra due angeli in reggicortina con ai piedi i Santi Giacomo e Giovanni probabilmente l`evangelista. Dotarono inoltre il santuario della lapide marmorea, la quale si riferisce esclusivamente ai benefattori Raimondo ed Isabella attestando la loro committenza per l`edificazione dell`Abbazia.

[1] L. Zanotti. Regesti Celestini, riproduzione anastatica. L’Aquila 1994. parte I p.31

Argomenti tratti da:

Padre Donato Polieni da Siderno “Historia del Real Castello di Casaluce” 1622 Napoli

Padre Andrea Costa “Rammemorazione historica dell’effige di Santa maria di Casaluce”, Napoli 1709

Padre Bartolomeo Russo, dal sac. Michele Verolla e dagli archivi napoletani ed aversani

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