Capitolo VIII – Raimondo del Balzo di stirpe d’Orange e Isabella d’Apia o d’Eppe i nobili fondatori del monastero di Casaluce

La famiglia del Baux radicata nell`Italia meridionale dal 1266 si divideva in tre rami: il ramo di Baux-Avellino, il ramo di Berré-Andria-Montescaglioso ed il ramo di Courtheson-Soleto-Orange e de Baux-Orsini [1]*. La figura di Raimondo legata alla città di Casaluce è riferito al ramo dei del Balzo di Courtheson-Soleto-Orange.

Quando nel 1266 Carlo I d`Angio` fu incoronato re del Regno d`ambedue le Sicilie e ne preso possesso, lo raggiunsero dalla Francia quattro nobili della casata de Baux principi d`Orange dai nomi corrispondenti ad  Ugo, Amiel, Bertrando e Raimondo.

Ugo del Balzo fu investito del titolo di Conte di Soleto e gran siniscalco del Regno di Sicilia e del Piemonte [1]. Il 1303 fu probabilmente l’anno di nascita di Raimondo da Ugo e Jacopa della Marra.  Raimondo assunse i titoli acquisiti dal padre dopo la morte dello stesso avvenuta nel 1319 e divenne ereditiere delle proprietà di Soleto e San Pietro in Galatina [2], così come testimoniato da una lettera del 1352 che il re Luigi di Francia scrive a’Fior della rotta consegnata a Beltramo della Mora, la cui intestazione ne menziona il titolo. Infatti essa fa riferimento al: “Comes Soleti, magnus Camerarius” [3].

Nel 1321 prestò giuramento di fedeltà al re Roberto d’Angiò succeduto al trono di Carlo II d`Angiò`.  Nel 1330 gli fu affidato per la prima volta un comando militare fuori del Regno. Insieme con Bertrando Del Balzo di Andria fu inviato contro i ghibellini dell’Italia settentrionale [4].

Dopo il 1330 Raimondo rimase vedovo della sua prima consorte Margherita d`Aquino [5] e nel gennaio del 1337 si congiunse in seconde nozze [6] ad Isabella d`Eppe o d`Apia [7] anch`essa in quegli anni rimasta vedova di Adinolfo d’Aquino, conte ereditario di Belcastro [8].

La paternità di Isabella, nata intorno al 1305, è secondo alcuni studiosi attribuita a Giovanni d`Eppes o di d`Apia gran siniscalco del Regno di Sicilia e la maternità ad Altruda di Drogone [9-10] mentre, secondo altri la paternita` viene attribuita a Roberto d’Aulnay e la maternità ad  Isabella Stendardo [11]. Sulla tomba di Isabella posta nell`Abbazia del convento di Santa Chiara in Napoli si evince con chiarezza che la sua stirpe di discendenza provenisse da nobili francesi, infatti si legge (qui ne viene riportato solo una parte): ISABELLA CELEBRI SIC NOMINE DICTA / DEQUE APIA CLARUM TRAXIT COGNOMEN AVORUM / FRANCIA QUOS GENUIT.

La potenza della famiglia del Balzo fu consolidata a partire dal 1331 dagli ottimi rapporti stabilitesi tra Raimondo e la famiglia reale come diverse testimonianze mostrano. Infatti Raimondo è menzionato più volte in diverse lettere del re Roberto d’Angiò a lui indirizzate, nel 1331 come capitano generale e giustiziere di Principato Ultra [12] nel 1332 in altri documenti viene menzionato come ciambellano del re [13] e, nel 1338 maresciallo del Regno di Sicilia [14]. Probabilmente la definitiva consolidazione presso il regno angioino della sua figura nell’ottobre del 1350, dopo la sua investitura di gran camerlengo del Regno e soprattutto dalla sua mediazione ad Avignone quale procuratore delle regina Giovanna I, per presenziare al verdetto emesso dalla corte papale che assolse la regina dall’accusa di complicità nell’omicidio del marito, il principe Andrea d’Ungheria [15]. I rapporti tra Raimondo del Balzo e la regina Giovanna I d’Angiò rimasero eccelsi sino alla morte dello stesso.

Tra i coniugi del Balzo di Casaluce ci fu un rapporto affettivo profondo ed Isabella scomparve il 14 luglio 1937 e Raimondo mori il 5 agosto 1937 meno di un mese dopo. Probabilmente i coniugi morino nel monastero di Casaluce e furono seppelliti nel monastero di Santa Chiara in Napoli.

[1] Riccardo Prencipe Il castello di Casaluce e la committenza artistica di Raimondo del Balzo e Isabella d’Apia A.A. 2008/2009

[2] Cfr. FILIBERTO CAMPANILE, 1618, p. 149

[3] LOUIS BARTHÈLEMY, 1882, doc. n. 1021. Appendice documentaria n. 1

[4] cfr. LOUIS BARTHÈLEMY, 1882, doc. n. 1096. Appendice documentaria n. 4. Cfr.

[5] LOUIS BARTHÈLEMY, 1882, doc. n. 1148. Appendice documentaria n. 10.

[6] JOSEPH GÖBBELS, 1988, p. 320.

[7] tratto da Enciclopedia TRECCANI Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 36 (1988)

[8] Cfr. FILIBERTO CAMPANILE, 1618, p. 150.

[9]  MARIO GAGLIONE, 1995, pp. 38, 39, nota 2.

[10] CARLO DE LELLIS, 1671, vol. III, p. 235.

[11] Minieri Riccio, Notizie stor. tratte da 62 registri angioini dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1877, ad Indicem

[12] LOUIS BARTHÈLEMY, 1882, doc. n. 1092. Appendice documentaria n. 8.

[13] LOUIS BARTHÈLEMY, 1882, doc. n. 1096. Appendice documentaria n. 4.

[14] LOUIS BARTHÈLEMY, 1882, doc. n. 1162. Appendice documentaria n. 9.

[15] MATTEO CAMERA, 1889, p. 123.

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