Capitolo VII – Secolo XIII, venuta a Napoli dell’icona raffigurante la Madonna con Bambino, detta poi di Casaluce, e delle idrie risalenti al primo miracolo alle nozze di Cana di Galilea

In questo periodo ricorreva la penultima crociata al fine di liberare la Terra Santa, per assoggettare nuovi territori e difendere i possedimenti minacciati dagli eserciti musulmani.

Nel 1276 il re Carlo I d’Angiò divenne anche re di Gerusalemme il cui titolo gli fu concesso dal re san Luigi IX, suo zio. Tale titolo fu meritato nel 1270 dopo aver combattuto a Tunisi in occasione della crociata per recuperare la Terra Santa.

Non potendo personalmente amministrare quei luoghi, il re Carlo I concesse il titolo di viceré di Gerusalemme a Ruggero Sanseverino. Quest’ultimo fu il cavaliere benemerito della corona ed anche imparentato con la famiglia del Balzo in quanto cognato di Bertramo.

Il dominio su Gerusalemme durò un breve periodo in quanto una serie di ripetute sconfitte fecero perdere il prestigioso titolo detenuto dagli angioini, tanto che furono costretti ad un prossimo ritorno a Napoli.

Il viceré Sanseverino sia per dono al suo re e sia per salvarla da una imminente distruzione, portò a Napoli una Icona dalla Beata Vergine Maria, ritenuta dipinta dall’evangelista San Luca e due idrie, tenute in gran venerazione perché in esse Gesù Cristo aveva trasformato l’acqua in vino alle nozze di Cana in Galilea.

L’icona della Madonna e le idrie furono custodite nella cappella Major o Palatina o di Santa Barbara di Castelnuovo (Maschio Angioino) e poste in gran venerazione.[1]

[1]. Padre Polieni da Siderno “Historia del real castello di Casaluce”, Napoli 1622

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