Capitolo IX – I legami prediletti di Raimondo e Isabella per il feudo di Casaluce – la lapide marmorea

Isabella D’Eppe – particolare, affresco di Niccolò di Tommaso, XIV sec. Abbazia Celestina di Santa Maria di Casaluce

I primi legami intercorrenti tra la famiglia del Balzo – d`Apia e il castello di Casaluce sono riconducibili agli studi effettuati da Donato Polieni da Siderno abbate celestino nel 1600 e autore di un testo storico sull`argomento ritenuto il primo scritto sulle vicissitudini di Casaluce, il quale attinse informazioni nei registi celestini del monastero oggi in gran parte andati perduti. Sebbene l`Abate commetta un errore storico, confondendo i rami di Baux-Avellino con i Soleto-Orsini degli Orange, la fondazione del monastero e la committenza artistica del complesso sono attribuite ai coniugi Raimondo e Isabella. Infatti, la famiglia del Balzo acquistò il castello nel 1359 e nel 1362 alcune testimonianze collocano la fondazione del Santuario. Le evidenze del legame diretto tra i coniugi del Balzo e Casaluce sono fornite da innumerevoli testimonianze.

I primi legami intercorrenti tra la famiglia del Balzo – d`Apia e il castello di Casaluce sono riconducibili agli studi effettuati da Donato Polieni da Siderno abbate celestino nel 1600 e autore di un testo storico sull`argomento ritenuto il primo scritto sulle vicissitudini di Casaluce,

Raimondo Del Balzo – particolare, affresco di Niccolò di Tommaso, XIV sec. Abbazia Celestina di Santa Maria di Casaluce

il quale attinse informazioni nei registi celestini del monastero oggi in gran parte andati perduti. Sebbene l`Abate commetta un errore storico, confondendo i rami di Baux-Avellino con i Soleto-Orsini degli Orange, la fondazione del monastero e la committenza artistica del complesso sono attribuite ai coniugi Raimondo e Isabella. Infatti, la famiglia del Balzo acquistò il castello nel 1359 e nel 1362 alcune testimonianze collocano la fondazione del Santuario. Le evidenze del legame diretto tra i coniugi del Balzo e Casaluce sono fornite da innumerevoli testimonianze. Infatti, nel gruppo marmoreo del portale d’ingresso, attribuito alla scuola di Tino da Camaino, vi sono scolpiti alcuni riferimenti 1), nel velo sorretto dagli angeli vi è lo stemma della famiglia d`Apia in cui sono  raffigurate tre aquile; 2) ai piedi della Vergine vi sono i Santi Giacomo e Giovanni Evangelista la cui rappresentazione ricordano con molta probabilità i nomi di due dei loro figli scomparsi prematuramente; 3) nelle colonne laterali invece sono scolpiti gli stemmi inquartati della famiglia del Balzo – d’Apia con a destra due stelle a sedici punte riferite ai del Balzo di stirpe d`Orange e due corni riferiti alla stirpe degli Orsini mentre a sinistra invece, le tre aquile dello stemma d`Apia.

Inoltre nella nicchia ante stante il portale, vi era l’affresco di Niccolò di Tommaso raffigurante il papa Celestino V in cattedra tra i monaci del suo ordine, ove nei panelli laterali vengono raffigurati i coniugi del Balzo oranti e dai lineamenti senili, presentati dai santi Ludovico da Tolosa e Guglielmo di Gellone. Con i nuovi interventi di restauro della volta gotica sono stati messi in luce lo stemma del Balzo sul costolone destro della prima campata,  sotto l`architrave di un portale gotico e nella monofora della cappella detta delle Sette Porte.

Ulteriore testimonianza fu raccontata nel 1934 da Bartolomeo Russo, scrittore e parroco del santuario. Infatti nell’intento di catalogare quanto fosse presente in quegli anni nel Santuario, egli scrive che nelle stanze abbaziali fosse ancora custodito un mobile che fu regalato dal conte Raimondo alla consorte Isabella. Questo mobile in legno a due ante riportava scolpita la dicitura “Sola Te Amo”. L’appartamento citato fu tenuto in vita natural durante dai coniugi del Balzo il quale fu definitivamente donato al monastero solo dopo la loro dipartita.

Come già accennato, il loro legame prediletto con Casaluce fu espresso dalla committenza artistica di Raimondo nell’Abbazia e dalla scelta meditata dei personaggi raffigurati. Un esempio, non solo per la sua pregevolissima manifattura, è dato dal ciclo di San Guglielmo di Gellone, la cui figura  la si ritrova infatti nella genealogia di Raimondo.

Altre notizie provengono dai territori di Campagna, vicino Salerno, dove nelle Memorie storiche della città l`autore [1] scrivendo del Signore di Campagna, il quale aggiunse al suo cognome Orsini quello dei Del Balzo in quanto venne adottato dallo zio Raimondo e dalla moglie Isabella D’Apia, già contessa di Campagna e Casaluce, per dare loro una discendenza. La testimonianza dell`appartenenza del castello di Casaluce e della volontà dei coniugi a volerne edificare un tempio mariano è testimoniato dalla lapide marmorea ubicata sulla parete destra al portale di ingresso al Santuario. A seguito ne viene riportato quanto scritto:

† SUSCIPE MENTE PIA ET THALAMIS ADMITTE SUPERNIS

HOC OPUS EGREGIUM REGINA PIISSIMA CELI

QUOD TIBI MAGNANIMUS RAYMUNDUS CONDIDIT HEROS

SOLETI COMES ET MAGNUS CAMERARIUS HUJUS

REGNI PERPETUUM CUI DAT SICULA INSULA NOMEN

CLARA SATIS MUNDO GENUIT QUEM BAUTIA PROLES

ARMA GERENS STELLE QUIA CUM REX CHRISTUS OLIMPO

VIRGINIS IN UTERUM LATE DESCENDERET ALME

ET PECCATA PATRUM REDIMENS ORIRETUR AB ALVO

ADVENERE LOCO STELLA PREBENTE DUCATUM

ALTA DECORA NIMIS REGUM DIADEMATA TRINA

TERCIUS EX ILLIS BALDASAR NOMINE DICTUS

PRINCIPIUM GENERIS TANTI FUIT INCLYTA CUJUS

PROGENIES CAROLO REGNO VENIENTE SUPERBO

BARBARIEM RE(G)NI DOMUIT CAMPOQUE SUBEGIT

HANC ECIAM ECLESIAM CHRISTI SUB MATRIS HONORE

CUM CONSORTE SUA TIBI VIRGO SUMMA DICAVIT

HEC YSABELLA QUIDEM GENEROSA STIRPE CREATA

APIA CLARA DOMUS CUI FULGET SANGUINE GALLO

ATTAVUS AST HUJUS CAROLO VENIENTE PECIVIT

HOC SECUM REGNUM REFERENS INSIGNIA DONA

VICTORIAE QUAM FERRUM ET SIMUL ARMA DEDERE

QUATUOR HEC NATOS COMITIS DE GERMINE SUMPSIT

EHU QUIBUS ORBA MANET MITIS PACIENSQUE GEMISCIT

ET DEVOTA DEO CUN(C)TIS MISERETUR EGENIS

ADIUVAT HAEC INOPES ET TEMPLIS DONA FACESSIT

PAUPERIBUS SEQUITURQUE ANIMO DIVINA FREQUENTER

IDCIRCO COMITIS VIRGO MISERERE BEATA

CONSORTISQ(UE) SUE CUNCTOS SOLVENDO REATUS

ET GENITORUM ANIMAS AD VITE GAUDIA DUCAS

UT TANDEM PATRIAM VALEANT REVIDERE SUPERNAM.

  A seguire la traduzione:

O piissima Regina del cielo, accogli con animo pio e ammetti alle sedi superne

quest’opera egregia che innalzò in tuo onore il magnanimo eroe Raimondo

conte di Soleto e grande camerario di questo Regno

al quale l’isola di Sicilia ben nota nel mondo da’ perpetua rinomanza;

fu generato dalla stirpe del Balzo che porta per armi la stella:

perché quando Cristo Re discese diffusamente dal cielo nel ventre dell’alma Vergine

e redimendo le colpe dei padri nacque dal (suo) seno,

giunsero in (quel) luogo, condotti dal cielo, i grandissimi onori, le tre corone dei re

il terzo tra loro, di nome Baldassarre, fu l’inizio di così grande discendenza

la cui nobile stirpe, quando giunse Carlo al superbo Regno,

domò la barbarie del regno e (la) sconfisse sul campo.

In onore della madre di Cristo

con la sua consorte egli (cioè Raimondo) dedicò a te, altissima Vergine, anche questa chiesa.

Isabella, inoltre, nata da stirpe generosa in cui la illustre casata di Apia risplende di sangue

gallico,

e poi il suo antenato, quando venne Carlo, chiese questo Regno

portando con sé i grandi doni della vittoria

che la spada e insieme le armi concessero.

ella ricevette dal seme del conte quattro figli, dei quali, ahimè, rimane priva

e mite e rassegnata geme e devota ha compassione di tutti gli indigenti

soccorre i bisognosi e innalza templi come doni ai poveri

e si conforma spesso alle cose divine (segue la volontà di Dio).

Perciò, o beata Vergine, abbi pietà del conte e della sua consorte

perdonando tutte le colpe

e guida le anime dei genitori alle gioie della vita

affinché possano alla fine rivedere la patria celeste.

Figura 10 – Portale d’ingresso – Scuola di Tino da Camaino

Infine i rapporti molto stretti tra i coniugi del Balzo e la regina Giovanna I d’Angiò rappresentano un ulteriore conferma del rapporto familiare dei del Balzo con Casaluce. Infatti la regina Giovanna I fu ospite frequente del monastero, sia per le visite votive e sia per momenti di riposo dopo battute di caccia, tanto da diventarne importante benefattrice. I monaci furono economicamente aiutati dalla regina, e non solo, ricevettero diversi preziosi doni, come ad esempio il polittico dipinto dal senese  Andrea Vanni (divenuto famoso come il Polittico di Casaluce) il ed i numerosi paramenti in seta che ornavano le vestigia del Santuario.

“(…) Vedesi la Villa di Casaluce, che anticamente dicevasi

Figura 11 – Lapide marmorea

Castello, perché era tale di larga, e vaga forma, e quì vogliono i più fedeli scrittori fosse strangolato il suddetto Andrea, e precipitato da una finestra di esso, come anche Carlo di Durazzo quì terminò nello stesso modo infelicemente la vita. Dalla pietà quindi (come dirassi) di Raimondo del Balzo Conte di Soleto e Barone di questo luogo fù convertito in un magnifico Monistero, e Tempio in onore della Beatiss. Vergine.” [2}

[1] A. Rivelli, Memorie storiche della città di Campagna, Salerno 1894-95. p.192-193)

[2] Serafino Montorio, 1715, p. 115.

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